Contrasti

Santo! Santo! Santo! Santo!
………………………
Il pezzente è santo come il serafino! Il pazzo è santo come
tu mia anima sei santa!
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Sante le solitudini dei grattacieli e delle strade!
Sante le cafeterias piene di milioni!
Santi i misteriosi fiumi di lacrime stotto le strade!
……………………………………………………
Santa la soprannaturale ultrabrillante intelligente
gentilezza dell’animo!

da “Nota a Urlo” di Allen Ginsberg – Jukebox all’idrogeno
Traduzione di Fernanda Pivano

periferia di Milano

Contrasti

Non mi piacciono
i giovani multimediali
eleganti e sorridenti
dalla pelle profumata
e dalla parola svelta
e accattivante.

Preferisco il puzzo dei punks
sull’autobus di sera,
di lattine di birra vuote
e del loro cane pulcioso
sdraiato ai miei piedi.

Vento

Cimitero di montagna - Paola Renzetti
Cimitero di montagna – olio su cartone

Vento

Vibra il cupo fogliame

del lauro e del verde pallido ulivo.

Anacreonte – “I lirici greci” – Traduzione di Salvatore Quasimodo

 

Cimitero di montagna

File di tombe bianche…

Tra di esse si agita
un’aria che diventa
il loro innaturale respiro.

E’ il vento che muore
ogni volta tra l’erba.

(Estate del 1969)

Ombra nera

Batte botte

Ne la nave
Che si scuote,
Con le navi che percuote
Di un’aurora
Sulla prora
Splende un occhio
Incandescente:
(Il mio passo
Solitario
Beve l’ombra
per il Quais)
……………
Dentro l’occhio
Disumano
De la notte
Di un destino
Ne la notte
Più lontano
Per le rotte
De la notte
Il mio passo
Batte botte.

Dino Campana ” I Canti Orfici”

nave passeggeri

Ombra nera

Volevo dire dell’ombra nera
ma fu difficile stanarla.

Sopraggiunse a poco a poco
nell’umido rumore.

Strada rossa, linea gialla
son passata sulle strie…

Il coniglio antenne ritte
verde prato
l’orizzonte ha cancellato.

Pozzo chiuso, ombra nera
velo grigio della pioggia
piroetta, ondeggia e muore
nella strada in pieno sole.

Creare

Grave incertezza, ogni qualvolta l’animo nostro si sente sorpassato da se medesimo; quando lui, il ricercatore, è al tempo stesso anche il paese tenebroso dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla. Cercare? Non soltanto: creare.
Si trova di fronte a qualcosa che ancora non è, e che esso solo può rendere reale, poi far entrare nella sua luce.

Alla ricerca del tempo perduto – da “La strada di Swann” di Marcel Proust

Creare

Si fa strada fra detriti
e calcinacci di muri
dissestati.

E’ questo il mio creare

quasi un appiglio
fortunoso da trovare.

Muro a secco
Muro a secco – olio su cartone

S’impone

Una riflessione a questo punto s’impone.

Quello con i poeti è un viaggio che parte da lontano. Sono amici precoci e presenti, frequentati sui banchi di scuola fin dalle prime classi: non lettere morte, ma vive.

Per ora non fornirò interpretazioni di critica letteraria o coordinate storiche culturali, sempre necessarie per la conoscenza approfondita di un autore: chiunque può reperirle e attingervi da sè.

Voglio solo dar conto di cosa significa per me frequentare i poeti da vicino, o meglio da “dentro”, con l’ambizione di rivelarli come compagni di strada, in quel percorso così affascinante e contorto, che è la vita.

Non c’è più ora il cugino adolescente dal sorriso divertito e furbo, a stupirsi della mia amicizia con i poeti.

Non c’è un prima e un dopo: loro ci sono, sono in tanti e la voce di ognuno risuona particolare e universale.

Si scopre così di far parte di un mondo che potrebbe essere più condiviso, perchè è il mondo di tutti: esperienze fondamentali, storie e Storia, sentimenti, passione per la Bellezza e libera espressione artistica.

 

 

 

Calzare non è mai cosa banale

Lontano dalle sepolture celebri,
verso un cimitero isolato,
il mio cuore, tamburo velato
va battendo marce funebri.

Quanti gioielli dormono sepolti
nell’oblio e nelle tenebre,
lontano dalle zappe e dalle sonde;

quanti fiori effondono il profumo,
dolce come un segreto, con rimpianto,
nelle solitudini profonde.

Charles Baudelaire – da “I fiori del male”

Calzare non è mai cosa banale

La finestra sul sentiero verde
segnato dai passi ripetuti
dell’uomo chinato alla sua ombra

non si vedeva in pieno il viso
al tavolo

passava lo spago unto di pece
un odore che sfidava l’aria
e quasi la vinceva.

Il cuoio giallo si adattava
alla necessità dell’arte
sotto i colpi si spianava
una piccola valle.

Cuciture disegnavano
tornanti e paesi

– Van Gogh dipinse un paio di scarponi
– Andy Wharol cominciò creando scarpe

Asciutte spoglie giacevano
ritratti e scoloriti resti
di una piena

nel buio della stalla
oggi rifugio di oggetti smessi

martello, forma e lesina
dal ferro ricurvo.

Per quale sortilegio di natura
ora si alzano ballando in aria?

“Calzare non è mai cosa banale!”

Turbano l’antica calce, i ragni
le pietre grigie, le lame arrugginite
di certo reclamano qualcosa…

D’essere ricordati, ripresi e rinnovati
o almeno un’istallazione provvisoria
di uno spaccato d’arte nuova.

Andy Warhol, “Diamond Dust Shoes”
Andy Warhol, “Diamond Dust Shoes” – 1980 – vernice di polimeri sintetici, polvere di diamante e inchiostro serigrafico su tela – 228,6×177,8 cm – New York, The Andy Warhol Foundation

Trebbiatrice

trebbiatrice

E’ grano che fluisce, prima rado
come dalla bocca
della trebbiatrice
che riprende il suo lavoro,
e il suo canto,
dopo i primi sacchi colmati
fra padrone e mezzadro,
i primi fili di ferro
tesi da altri bambini –
levatisi presto –
sino a spezzarsi di luce …

da “La camera da letto” di Attilio Bertolucci

Trebbiatrice

Che mostro è mai la vecchia trebbiatrice
icona di tutto ciò che era e non è più?
Sbuffando con rumore dalla strada
fino all’aia, sui tappeti di iuta
era accolta come una regina!

Regina di tutto ciò che non è più.

La rossa Kali delle campagne con le sue bocche
sgranava nel rumore di mandibole
minacciosa e dentata come un sauro
nell’odore di olio eruttava, piogge d’oro vivo
da una parte e saette dall’altra

da un orifizio, tesi da corde, evacuava
una schiera geometrica di tesori
come fossero cotogne o cioccolato.

Gli occhi sgranati dei bambini sulle scie nere
e i sacchi muscolosi riempiti in un momento
nel fragore, numeri vergati su antichi ostrakon
e infine molte grida per non farsi sentire:

Sei sacchi di ricchezza, sei sacchi di valore!